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Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto! Per ottenere qualcosa di diverso devi fare qualcosa di nuovo!

Milionario per caso…

Ebbene si, sono diventato milionario per caso. E non solo nel senso che comunemente si intende ma in un modo ancora più importante! Però, prima di spiegarti bene il come e il perché, parto dall’inizio della storia: 

è la storia di una ragazza semplice,

nata a Milano nel 1975. Inizia a correre per caso nel 2002, grazie a un amico appassionato di questo sport. Inizialmente si allena in palestra a livello amatoriale, come moltissime persone. Ma qualcosa non va, come molte persone non è pienamente soddisfatta della sua vita.

Sente che c’è qualcosa di più…

“Faccio sport da quando avevo 6 anni – racconta Katia – 12 anni di nuoto e vari titoli di karaté mi hanno formato una mentalità sportiva. Nel senso che senza lo sport non riuscirei a vivere. Ma la corsa è stata una scoperta diversa. Una liberazione. Ha significato il cambiamento della vita. Era tutto ok, avevo un bel lavoro, tutto funzionava, a Milano, ma per fortuna mi resi conto che quella vita mi stava esaurendo dentro. Mi licenziai. I miei colleghi mi regalarono un cardio… Avevo iniziato da un po’ a correre la mattina presto, anche alle 6, appena apriva la palestra, correvo su un tapis. Mi prendevano per una un po’ strana…”.

Qualcosa comincia a cambiare.

Perché un seme, una idea, un piccolo sogno ha cominciato a nascere in lei. La città diventa stretta e qualcosa della vecchia vita non è più sufficiente. Ma andiamo con ordine.

La Stramilano non competitiva in 52 minuti, allungando di corsa fino a casa. Il servizio su una maratona nei deserti da sfogliare su una rivista patinata come un sogno, e poi: “Compongo un numero di telefono e incontro Checco Galanzino. Lui è il referente italiano delle gare di Racing the Planet, un’organizzazione italiana che fa queste corse nei deserti. Ci diamo un appuntamento per una corsa. Ci troviamo davanti a una palestra per correre. Tutti uomini, però. Mi dico: adesso mi staccano, pronti via, mi lasciano lì. Invece resisto. In salita me la cavo. Sto al passo. Checco si gira un attimo e sembra compiaciuto. È il mio primo allenamento nel Tortonese, in gruppo e all’aria aperta. Nessun tapis… Supero il test e lui mi propone subito di partire con lui per l’Oman, per il Raid del Sahara”. Detto fatto. “Ci vado dopo un trail massacrante a Caldirola, nel corso del quale mi rompo anche un tendine… Ma supero le prove, mi curo e parto con Checco, ‘Fra’ per me, che diventa il mio compagno di vita”.

Quel deserto, il primo, Katia lo vince. 

“È la più bella soddisfazione della mia vita.

Ho corso per 120 km arrostendo ai 48° e 80% di umidità. Per inesperienza mi bagnavo le scarpe e quindi, passo dopo passo, i miei piedi erano diventati una vescica unica. Ho tenuto duro. Per me l’importante era arrivare. Non ho mai pensato di ritirarmi, non è una situazione presente nella mia mente…(anche se so che può capitare). Sono arrivata prima”. 

Il seme è germogliato! Nasce la volontà di fare qualcosa di vero. E il suo qualcosa di vero si chiama “Run For Women”. 5 deserti nei cinque continenti. 1000 km durissimi, con dislivelli da vertigini e molti dei quali in autosufficienza (cioè corre portandosi dietro il necessario). In un anno. Tutti di fila. Se riesce, è Record del Mondo. La prima a farlo.

Katia Figini, sport coaching, allenamento mentale

Katia Figini

“Quando passi ai check point e ti senti chiamare madame madame come un tamburo che risuona, sono voci di donne sorprese di vederne una come loro correre, quella sì che è un’emozione unica… Correndo ho toccato con mano la violenza nel mondo. Ecco perché è arrivato il mio Progetto: per denunciare e per dimostrare la consapevolezza che ce la puoi fare a superare limiti apparentemente impossibili”.

Finanziato dalla Fondiaria SAI, dopo un incontro magico con Giulia Ligresti, il progetto di Katia è partito. Corre per denunciare la violenza sulle donne. Da un continente all’altro lei corre e pesta con le sue scarpe tante realtà e un pericoloso, agghiacciante trade union: la condizione femminile che non è sempre un quadretto, uno scorcio nel rispetto delle regole, della morale (si pensi a infibulazione, sfruttamento sul lavoro, violenza morale e fisica, prostituzione).

Sono quegli occhi pieni di forza e di paura che Katia incontra, sovente nelle sue soste desertiche.

Sono occhi di donne che lavorano e sopportano. Qualche volta si ribellano. Anche solo aspettando lei, che corre nel deserto. La guardano stupite, ma basta un gesto, uno sguardo per capire che Katia è una di loro. E che la partita, il deserto, il mondiale, si può vincere. (Liberamente tratto da un articolo di Luciana Rota)

Nel mentre Katia cambia tutto, si trasferisce a Tortona (una piccola città di provincia). Lascia il lavoro, cambia città, cambia vita…per rincorrere un sogno! Le difficoltà e le sfide si susseguono. Ma non demorde. E un giorno incontra una persona, quasi per caso, mentre si allenava in palestra. Ma come dico sempre…

il caso non esiste! 

To be continued…

(N.B. per non perderti la continuazione della storia iscriviti alla newsletter nella home page, così ti avviso non appena esce il prossimo articolo) 

 

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